Quel fascino dello Strega che, con Cognetti, mette d’accordo giovani e grandi (cronaca del mio voto)

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La facciata del Vasari dista un centinaio di metri. Ma diretto a Villa Giulia, teatro della finale del Premio Strega giovedì 6 luglio 2017, salendo lungo viale delle Belle Arti, un nome che più azzeccato sarebbe stato impossibile, incontro già uno dei finalisti, Alberto Rollo affiancato da Agnese Manni che ha pubblicato il suo libro: un libro tutto milanese con un editore di Lecce, Manni appunto. Il Premio, che dal 1947 è l’evento culturale italiano per eccellenza, è anche questo: propone, a Roma, tutte le anime del paese.

Anime, si sa, sempre pronte a dirne di tutti i colori, anche in questo caso. Ci pensano però le divinità dei fiumi, rappresentate nella fontana del ninfeo che accoglie la cerimonia di chiusura, a tenere sempre allegro il clima della serata. Di un fiume anzi del fiume della capitale fra l’altro obbligatorio parlarne con un altro scrittore della cinquina in gara, Matteo Nucci: il Tevere del suo romanzo è un Tevere distante dal centro, poco conosciuto e così ricco di umanità.

E io vivo come una storia di affetti che si creano e si sviluppano questo mio essere un pezzetto dello Strega in qualità di Amico della domenica, lo storico gruppo di giurati che diede vita al Premio. Così ci sono i grandi sorrisi e gli abbracci con gli altri finalisti, visti uno dopo l’altro nell’ordine: Paolo Cognetti, esaltatore della montagna, che poi risulterà vincitore senza discussione, Teresa Ciabatti, che ha cantato Orbetello, e Wanda Marasco con la quale a spoglio concluso ci soffermeremo su una certa torre a Capodimonte.

Mani, mani da stringere. Libri, libri su cui dire la propria. Progetti confessati, progetti nascosti. Idee, ipotesi, illazioni. Con Simona Sparaco, finalista 2013, facciamo qualche accenno a quello che la sua penna sta facendo in questo momento. Andrea Vianello, uomo simbolo Rai, mi fa una confidenza molto interessante. Con Michele Rossi, a capo della Rizzoli, ci soffermiamo su un’iniziativa in cantiere, tanto lui quest’anno è più tranquillo che mai non avendo candidati dopo il trionfo del 2016 con Edoardo Albinati.

Sabrina Carreras, inviata di “Presa diretta” su Rai3 mi anticipa qualcosa su una sua imminente sorpresa letteraria. Con Mimmo Minuto, libraio di San Bendetto del Tronto che più libraio non potrebbe essere, facciamo il punto su mille iniziative. C’è Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci, promotrice del Premio, che osserva angolo per angolo che tutto fili. C’è Giovanni Solimine, il presidente, che guida il complesso meccanismo delle relazioni.

Con Giuseppe Di Piazza, da poche ore ex milanese e capo delle pagine romane del “Corriere della Sera”, ripeschiamo la sua unica presenza cinematografica: unica ma nel 1984 accanto a Giuseppe Tornatore sceneggiatore del film di Giuseppe Ferrara “Cento giorni a Palermo” sulla breve e drammatica battaglia contro la mafia del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Sono io a segnalargli che al Ninfeo c’è Antonio Calabrò, autore con Mondadori di “I mille morti di Palermo”, anche lui presente su quel set: e il loro riabbraccio è probabilmente l’abbraccio che si distingue da tutti gli altri di questa serata così densa di emozioni, sì emozioni.

Dovrei dire tanto altro di questo giovedì 6 luglio. Ma c’è il voto da raccontare. Il mio voto. Anche questa volta, come nella cinquina e come negli anni precedenti, ho preferito la scheda cartacea a quella elettronica. Salgo i gradini del grande palco del Ninfeo. Al centro del tavolone con registro dei votanti e urna c’è Albinati, presidente del seggio in quanto vincitore dell’anno precedente.

Presa la scheda mi apparto. Esprimo la mia preferenza con una croce: mi accorgo di aver calcato troppo, praticamente due o tre croci in una. Sotto lo sguardo vigile di Petrocchi, infilo la scheda. Una gran stretta di mano con Albinati. Scendo. E anche questa volta conservo il segreto: non svelo la mia scelta.

Subito dopo aver lasciato il palco, Solimine mi fa sapere che adesso sta per votare lui. Le preferenze di carta si aggiungono a quelle on line. Una dopo l’altra fanno vincere Paolo Cognetti che, contrariamente agli ultimi anni, mette d’accordo grandi e piccoli: vince il Premio Strega 2017 dopo aver vinto il Premio Strega Giovani assegnato dagli studenti di decine e decine di scuole di tutta Italia.

Foto con Paolo Cognetti di Maurizio Riccardi Agr

Il risultato finale

Paolo Cognetti “Le otto montagne” Einaudi 208 voti

Teresa Ciabatti “La più amata” Mondadori 119

Wanda Marasco “La compagnia delle anime finte” Neri Pozza 87

Matteo Nucci “È giusto obbedire alla notte” Ponte alle Grazie 79

Alberto Rollo “Un’educazione milanese” Manni 52